L’esposizione al fumo di sigaretta può alterare i meccanismi biologici che regolano la produzione degli spermatozoi e il funzionamento delle ovaie, con effetti differenti nei maschi e nelle femmine. È quanto emerge da uno studio condotto sui topi dai ricercatori delle Università di Nottingham e Sheffield, nel Regno Unito, pubblicato sulla rivista Frontiers in Toxicology.
L’uso di antibiotici dall’infanzia fino alla prima età adulta è stato associato a una maggiore probabilità di sviluppare la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) all’età di 24 anni. Almeno secondo un nuovo studio presentato alla United European Gastroenterology Week 2026. I ricercatori hanno analizzato i dati di 2.853 partecipanti e le prescrizioni di antibiotici a partire dal 2005, quando cioè i partecipanti avevano un’età compresa tra 9 e 11 anni, fino a un anno prima della valutazione della IBS) all’età di 24 anni.
Individuare un tumore al seno già al primo stadio attraverso un semplice prelievo di sangue, affiancando la mammografia per migliorare la diagnosi precoce. È l’obiettivo di una sperimentazione clinica avviata dai ricercatori dell’USC Norris Comprehensive Cancer Center, della University of Southern California, negli Stati Uniti. Lo studio, coordinato dall’oncologa Anastasia Martynova, valuterà l’accuratezza di una nuova biopsia liquida capace di identificare nel sangue cellule rare associate al tumore e particelle rilasciate dalle cellule cancerose.
Il cortisolo non è un nemico della capacità riproduttiva, ma un prezioso alleato. Questo è quanto emerge da uno studio coordinato dell'Università La Trobe in Australia, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Experimental Biology. La ricerca ha rilevato che, sebbene il cortisolo sia spesso etichettato come “ormone dello stress”, rappresenta una componente normale e potenzialmente benefica dei cicli riproduttivi femminili.
Le dipendenze in Italia cambiano volto e mettono sempre più sotto pressione il sistema sanitario. Nel 2025 i Pronto Soccorso italiani hanno registrato 9.641 accessi per condizioni direttamente droga-correlate, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà dei pazienti con una psicosi indotta da sostanze, l’11% è stato ricoverato (di cui il 17% in terapia intensiva) e il 10% degli interventi ha riguardato minorenni. È quanto emerge dai dati diffusi dalla SIPaD (Società Italiana Patologie da Dipendenza), che evidenziano anche l’aumento dei decessi droga-correlati (249 nel 2025, +7,8% rispetto al 2024) e l’identificazione di 92 nuove sostanze psicoattive.
Scegliere la prima valvola cardiaco-aortica guardando già a come, dove e quando si dovrà impiantare la seconda: è questo il nuovo paradigma clinico che sta ridefinendo la cardiologia interventistica. In Italia, dove si eseguono ormai oltre 14.400 interventi di TAVI all’anno, la sostituzione valvolare percutanea a cuore battente e senza apertura del torace riguarda una popolazione sempre più giovane e a basso rischio chirurgico. Questa evoluzione impone di non considerare più la prima protesi come un traguardo isolato, ma la prima mossa di una strategia a lungo termine che abbraccia l’intero arco di vita. È questo il messaggio del 47esimo congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE), a Milano.
In Italia soffrono di lesioni cutanee gravi e complesse oltre 2 milioni di persone, un numero destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione, arrivando a interessare il 30-40% degli anziani oltre gli 80 anni entro il 2030. Ad oggi si stima che il 74-76% di queste lesioni risulti ancora non guarite dopo un anno dalla prima diagnosi. Un quadro critico che trasforma piaghe da decubito, ulcere diabetiche, vascolari e complicanze post-chirurgiche in vere e proprie condizioni “impossibili”, capaci di compromettere la qualità della vita di interi nuclei familiari. Per rispondere a questa grave emergenza nasce AIRRT – Associazione Italiana di Riparazione e Rigenerazione Tissutale, sotto la guida di Ferdinando Campitiello, UOC Ulcere cutanee e piede diabetico Nostra Signora di Lourdes di Massa di Somma (NA).
Nel latte materno sono presenti sette biomarcatori chiave, che possono riflettere lo stato funzionale della ghiandola mammaria e la salute metabolica della donna. A identificarli è stato uno studio, pubblicato sulla rivista Science (https://www.science.org/doi/10.1126/science.aee7240), condotto dagli scienziati della New York University Grossman School of Medicine e dell’Università di Manitoba. Il team, guidato dagli scienziati April Jauhal e Meghan Azad, ha analizzato 1.543 campioni di latte materno raccolti in Canada, Pakistan e Burkina Faso.
Consumare ogni giorno 60 grammi di arachidi non salate e tostate con la buccia per 16 settimane è stato associato a un miglioramento della risposta cerebrale all’insulina in regioni coinvolte nella memoria. Questo è quanto emerge da uno studio randomizzato controllato crossover condotto da Peter Joris e Lucia Kerkhof, scienziati del Maastricht University Medical Center, su 31 adulti sani tra 60 e 75 anni e pubblicato sulla rivista Food & Function.
Un nuovo studio di neuroimaging condotto da psicologi dell’Università della California ha dimostrato che gli abusi subiti durante l’infanzia lasciano cicatrici nel cervello. I ricercatori hanno riscontrato correlazioni tra la gravità di diverse forme di maltrattamento e lo spessore corticale, l’area superficiale e il volume sottocorticale del cervello, basandosi su immagini di risonanza magnetica. L’effetto è risultato più pronunciato nelle giovani donne rispetto agli uomini e ai bambini. I risultati sono stati pubblicati su Biological Psychiatry.
Uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano ha individuato un nuovo meccanismo alla base dello sviluppo del mieloma multiplo. In questo tumore del sangue le plasmacellule, derivate dai linfociti B, proliferano nel midollo osseo e ne alterano profondamente il microambiente, favorendo processi dannosi come il riassorbimento osseo e la formazione di nuovi vasi sanguigni. Il processo, descritto sulla rivista Leukemia, coinvolge le vescicole extracellulari, piccole strutture capaci di trasportare molecole e segnali biologici a distanza.
I figli delle donne che soffrono di depressione durante la gravidanza presentano una maggiore frequenza di disturbi del neurosviluppo e di bisogni educativi speciali, indipendentemente dall’esposizione prenatale agli antidepressivi. L’assunzione dei farmaci è associata a un ulteriore modesto aumento del rischio, che potrebbe però dipendere almeno in parte dalla maggiore gravità della depressione nelle donne sottoposte a trattamento. È quanto emerge da uno studio coordinato da Saraid McIlvride dell’Università di Glasgow, nel Regno Unito, pubblicato sulla rivista PLOS Medicine.
Se si decidesse di abolire il cambio dell’ora due volte l’anno, mantenendo permanentemente l’ora solare sarebbe preferibile per la salute. È la conclusione di un’analisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal da Raymond Lam dell’University of British Columbia e colleghi, secondo cui la maggiore disponibilità di luce al mattino favorisce la sincronizzazione dell’orologio circadiano, con possibili benefici per sonno e umore.
Circa 4 adolescenti su 5 con tumore del colon-retto arrivano alla diagnosi quando la malattia è già allo stadio III o IV e meno di 1 su 4 ha una storia familiare della neoplasia. È quanto emerge dall’analisi di 84 pazienti fino a 21 anni condotta in 34 centri del Pediatric Surgical Oncology Research Collaborative. Lo studio retrospettivo ha esaminato pazienti ai quali il tumore era stato diagnosticato tra il 2012 e il 2023, escludendo quelli con predisposizione al carcinoma colorettale o a malattie infiammatorie intestinali.
Più passi compiono ogni giorno i ragazzi tra gli 11 e i 12 anni, minori risultano i problemi di salute mentale osservati un anno più tardi. L’associazione continua fino ad almeno 12mila passi al giorno, senza mostrare nel campione esaminato un livello oltre il quale i benefici sembrano stabilizzarsi. È quanto emerge da uno studio condotto dal King’s College London e dall’University of Massachusetts Amherst su 5.515 adolescenti statunitensi e pubblicato sulla rivista JAMA Network Open.
Un registro nazionale dedicato alla fibrosi polmonare idiopatica per ricostruire con maggiore precisione la storia della malattia, migliorare la diagnosi e valutare l’efficacia delle terapie disponibili e sperimentali. È il Registro italiano per la fibrosi polmonare idiopatica (Registro Ipf), attivo presso l’Istituto superiore di sanità (Iss) e coordinato dal Centro nazionale malattie rare. Attualmente in fase di arruolamento, raccoglie informazioni cliniche relative a 425 pazienti seguiti da 17 centri aderenti al progetto. L’iniziativa nasce dalla necessità di superare la frammentazione delle informazioni disponibili su una malattia rara, cronica e progressiva che compromette la funzionalità dei polmoni e per la quale la diagnosi precoce rappresenta una delle principali sfide.
Un percorso lavorativo discontinuo durante la mezza età è associato a risultati cognitivi peggiori negli anni successivi, con differenze tra uomini e donne. Negli uomini, una storia occupazionale irregolare è risultata associata a punteggi cognitivi inferiori e a una maggiore probabilità di compromissione cognitiva; nelle donne, l’instabilità lavorativa e il pensionamento anticipato sono stati associati soprattutto a risultati peggiori nei test di memoria e delle funzioni esecutive. Questo è quanto emerge da uno studio della Columbia University Mailman School of Public Health, pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia e condotto da Erika Beidelman, ricercatrice post-dottorato del Butler Columbia Aging Center.
Un ampio studio prospettico pubblicato su Nature Medicine ha scoperto che un esame del sangue progettato per rilevare diversi tipi di cancro ha identificato segnali di cancerogenicità per 17 ampie tipologie di tumore, come il cancro ovarico, polmonare, mammario e del colon-retto, molti dei quali non dispongono di test di screening raccomandati. La Mayo Clinic è stata tra le istituzioni partecipanti allo studio prospettico e interventistico, che ha coinvolto 35.878 adulti di età pari o superiore a 50 anni.
Il “contatto fisico” dei microrganismi con le cellule immunitarie potrebbe essere la chiave di volta della risposta di un organismo nelle prime fasi di un’infezione. Grazie a questo meccanismo, il sistema immunitario può iniziare a reagire prima ancora di avere riconosciuto i suoi segnali molecolari. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Nature Immunology, coordinato dall'Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Università Statale di Milano, Università di Pavia e Università Vita-Salute San Raffaele.
L’aterosclerosi presenta caratteristiche fondamentali che consentono di considerarla una malattia autoimmune: sono stati identificati autoanticorpi autoreattivi ad alta affinità che, trasferiti nei topi, accelerano la malattia, mentre uno di questi autoanticorpi è diretto contro l’istone 2B e la vaccinazione degli animali con questa proteina ha aumentato la gravità dell’aterosclerosi. A ottenere i risultati è stato un consorzio internazionale diretto da Andreas Habenicht, dell’LMU University Hospital, e Changjun Yin, della Sun Yat-Sen University di Guangzhou, in Cina. I dati sperimentali ottenuti nei topi sono stati inoltre affiancati da quelli di 495 persone della popolazione generale reclutate a Guangzhou. La ricerca è stata pubblicata su Nature Cardiovascular Research.